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Il giorno martedì 30 Ottobre ho condotto, come consulente per il miglioramento della resilienza urbana e partner italiano di #Opticits, il primo workshop relativo alla valutazione delle interdipendenze dei servizi e delle infrastrutture urbane e dell’effetto cascata, per la città di #Vicenza. Ha condiviso con me la guida del workshop, la dott.ssa Ester Vendrell di Opticits (www.opticits.com).

Questa prima attività è parte del percorso previsto, per la città di Vicenza, in seno all’azione pilota del progetto Epicuro, European partnership for urban resilience (www.epicurocp.com), finanziato dal dipartimento della Protezione civile ed Aiuti umanitari della Commissione Europea, di cui Vicenza è coordinatrice.Obiettivo dell’azione pilota è la valutazione dei servizi e delle infrastrutture urbane del territorio comunale della città di Vicenza e l’individuazione di un percorso virtuoso di incremento delle performance di resilienza della città, attraverso l’uso di software dedicati. All’incontro erano presenti referenti di servizi urbani ed infrastrutture appartenenti ai diversi settori essenziali per la città, quali energia, acqua, salute pubblica, ambiente, rifiuti e pulizia, mobilità, emergenza, sicurezza pubblica, comunicazione…, oltre i referenti dei diversi dipartimenti del Comune di Vicenza, i componenti del gruppo URST del progetto Epicuro, tra cui Legambiente. I lavori sono stati introdotti dall’intervento dell’assessore Lucio Zoppello per l’amministrazione di Vicenza e da quelli del dott. Fabio Cestonaro e dott. Alberto Rigon, responsabili e project manager del progetto Epicuro, per il Comune di Vicenza. L’analisi verrà condotta attraverso l’utilizzo dello strumento innovativo sviluppato dalla startup Opticits, di Barcellona Spagna, HAZUR® che ci permetterà di tradurre in processi operativi e visualizzazioni concrete le relazioni esistenti di interdipendenza tra i servizi urbani. L’obiettivo di base è duplice. Da un lato accrescere in maniera condivisa la capacità di attuare una gestione trasversale dei servizi e delle infrastrutture urbane. Dall’altro questa attività permetterà di individuare concretamente le azioni di miglioramento e quindi predisporre i successivi conseguenti progetti. L’azione pilota prevede anche la valutazione delle interdipendenze, quando sottoposte a shocks specifici, che nel caso della città di Vicenza, sono stati individuati dall’analisi SWOT del progetto Epicuro, negli impatti relativi all’Alluvione e Ondate di calore. L’azione pilota è così definita perché vuole essere dimostrativa, nei confronti delle altre città e partners europei del progetto Epicuro, dell’utilizzo di uno strumento operativo, HAZUR®, che traduce in termini concreti la valutazione ed il miglioramento della resilienza e della reattività della città. La città di Vicenza ha di fatto già adottato lo strumento innovativo Hazur®, oltre i termini previsti dal progetto Epicuro, con esso si prefigge di coordinare le azioni prossime e future per la città resiliente e reattiva, quindi capace di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile di cui anche all’agenda SDG 2030. Ritengo significativo l’approccio scelto che parte dall’analisi dei servizi e delle infrastrutture essenziali per la città, in quanto :

1) La valutazione ed i conseguenti progetti di miglioramento non nascono prioritariamente come reazione ad analisi di rischio o a scenari futuri di rischio. In altri termini, stiamo cercando di traslare l’attenzione dall’obiettivo di efficienza della prestazione in condizioni previste, all’obiettivo di esistenza della prestazione, in condizioni che possono cambiare in maniera inaspettata e non prevedibile.

2) Questo approccio rimarca l’importanza degli aspetti di organizzazione, condivisione delle informazioni e governance dei servizi urbani tanto quanto quelli di gestione e miglioramento delle infrastrutture fisiche, essenziali per lo svolgimento del servizio stesso.

Nel primo incontro la partecipazione degli operatori è risultata sentita, con contributo effettivo allo sviluppo della discussione ed analisi.Ora seguiranno una fase di raccolta dati ed i successivi workshop, nei prossimi due mesi e dei quali cercherò di descriverne gli ulteriori sviluppi.

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Il progetto EPICURO, www.epicurocp.eu, European Partnership for Urban Resilience, finanziato da European Commission’s Humanitarian Aid and Civil Protection department (ECHO) ha avuto il 6 Dicembre il suo evento conclusivo a Londra, presso il partner tecnico di progetto TCPA UK.

A completamento dell’azione pilota del progetto per la città di Vicenza, “Valutazione dei servizi e delle infrastrutture del territorio comunale di Vicenza e individuazione di un percorso virtuoso di incremento delle performance di resilienza della città attraverso l’uso di software dedicati”, lo scorso 20 e 27 Novembre ’18 ho condotto il secondo e terzo Workshop. Gli incontri hanno avuto una impostazione molto operativa, sviluppando l’analisi ed il confronto sulla interdipendenza dei servizi e delle infrastrutture urbane e gli effetti cascata, associati a possibili impatti. La valenza dimostrativa propria dell’azione pilota e i tempi richiesti dal progetto Epicuro non hanno permesso di coinvolgere tutti i servizi urbani della città, in questa fase erano comunque presenti i referenti di 17 Servizi urbani con relativo maggiore numero di infrastrutture collegate. In particolare i servizi coinvolti appartengono ai settori Sanitario, del ciclo dell’Acqua, della distribuzione dell’Energia Elettrica, della Mobilità, del ciclo dei rifiuti, della gestione del Verde pubblico, dell’Emergenza. Per condurre l’analisi guidata ed il confronto tra gli operatori ho usato lo strumento digitale innovativo HAZUR®, sviluppato dalla startup Opticits, www.opticits.com, della quale sono partner italiano. Prima di questi due workshop ho provveduto ad incontrare presso le diverse sedi i fornitori dei Servizi, avendo quindi un primo diretto confronto e riuscendo così a completare una raccolta dati preliminare, con focus sulle interrelazioni presenti. Lo strumento Hazur®, oltre che aver guidato l’introduzione dei dati, ha nello sviluppo dell’incontro permesso la facilitata visualizzazione grafica della proposta, la possibilità del suo aggiornamento, mano a mano che la discussione tra gli operatori prendeva forma e la possibilità di gestire i diversi confronti, anche a livello di singole infrastrutture. Dopo questi incontri emergono già alcune considerazioni, sia di carattere generale e sia più specifico, che ritengo importanti e che voglio condividere, per il contributo essenziale al miglioramento della resilienza urbana della città. Fin dall’inizio è necessario definire e ribadire i confini del sistema di riferimento, in questo caso il territorio comunale della città di Vicenza. Questo è necessario, in particolare in fase di analisi iniziale per definire l’ambiente operativo di confronto e potere in una fase successiva meglio comprendere la fascia di correlazione con i territori contermini e gli scambi in-out dell’ambiente, così definito. Tale definizione è utile sempre, ma in particolare quando sono gli operatori stessi ad avere in carico la gestione e fornitura di servizi, con estensione sovra comunale. Alla definizione dei limiti del sistema è necessario sempre riconfermare che cosa intendiamo per resilienza urbana e nello specifico come i servizi urbani ad essa possano contribuire. Essendo i servizi urbani e le loro infrastrutture funzioni vitali per la città, essi ne definiscono l’identità e la capacità di sopravvivere in condizioni mutevoli nel tempo. Questa capacità di pianificare ed eventualmente anticipare i cambiamenti, di affrontarli quando accadono per assorbirne le conseguenze se negative o coglierne le opportunità se positive, di recuperare, adattarsi o trasformarsi quando necessario, manifesta proprio quello che intendiamo come resilienza dei servizi urbani. Per quanto sopra ribadito, è apparso subito chiaro agli operatori coinvolti, l’esigenza del coinvolgimento comune dei fornitori e gestori dei servizi e infrastrutture. Non è possibile affrontare la complessità del sistema urbano da soli e limitare gli obiettivi solo a quelli di efficienza della prestazione del singolo servizio reso. 

E’ necessario stabilire un percorso di connessione, in cui la condivisione di informazioni con gli “altri” ed il livello di relazione possono essere elementi chiave per la sopravvivenza del servizio, in condizioni mutevoli. Quali informazioni condividere, come gestirle e chi le deve gestire è tema di possibile aperta evoluzione. Esso però si basa proprio su quanto si elabora nell’analisi iniziale. Comprendere il grado di interdipendenza reciproca, sia a livello di servizio che di infrastrutture essenziali, trasla l’attenzione sui valori fondamentali, sulla complementarietà tra i diversi operatori,

nella condivisione di un comune ambiente di azione, il sistema urbano. Esistono già dei protocolli di intesa tra alcuni servizi, con l’obiettivo di facilitare iter autorizzativi, gestire tempi di intervento e riduzione di costi ( si pensi ad interventi manutentivi comuni su assi stradali con presenza di infrastrutture di rete gestite da diversi fornitori). Esistono già dei protocolli d’intesa tra fornitore di servizio e servizi di emergenza ( si pensi a convenzioni per il supporto di attività specifiche previste dal Piano comunale di emergenza e coordinate dalla Protezione Civile). Tali accordi però, in genere bilaterali, mirano o all’efficienza della prestazione in condizioni di stabilità dell’ambiente operativo o a definire modalità di supporto ai servizi che istituzionalmente sono demandati alla gestione delle crisi. CORGI MAJOR TOYS 1104 Bedford Horse transporter Nuovomarket W/O RACING Stables RAR, Da queste considerazioni sembrano quindi già delinearsi possibili progetti sinergici che consentano di operare anche quando cambiano le condizioni di equilibrio.

Essere una città resiliente non è di per se’ una qualità positiva, a maggior ragione se il ciclo temporale, in cui tale capacità è chiamata a manifestarsi, si protrae senza scadenza e il livello qualitativo di vita, di chi abita la città, non riesce a trovare nuovi e dinamici equilibri. L’operatività e reattività dei servizi e delle infrastrutture urbane risulta quindi determinante per l’intera città e ne condiziona fortemente la sua capacità di recuperare da situazioni di crisi, ma in tempi brevi.

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Ho accolto con grande piacere l’invito rivoltomi dalla Scuola Media Nicolò De Conti, dell’Istituto comprensivo Chioggia 4. Mi è stata data l’opportunità di condividere alcune esperienze con i ragazzi, a valle di un loro percorso  sul tema della relazione tra attività umana e conseguenze sull’ambiente naturale, rischio e disastri. Questo percorso li ha impegnati per più mesi e si è concluso con la visita alla diga del Vajont, dove hanno potuto concretamente vedere gli effetti di un disastro che ha ben poco a che fare con l’aggettivo “naturale”. Ho condiviso con loro l’importanza di comprendere con di fatto ” i disastri non sono naturali”, lo possono essere gli eventi, come un terremoto, un tornado, un uragano, una forte inondazione, ma in genere essi si trasformano in disastri quando coinvolgono territori e città, vulnerabili per come sono stati costruiti, vulnerabili per come sono governati, vulnerabili per le iniquità sociali presenti… Ho mostrato anche come i mezzi tecnologici, la diffusione delle informazioni, la coesione sociale possono  aiutare, se opportunamente usati, a sviluppare la capacità di affrontare e superare eventi drammatici anche non previsti. Mi ha stupito l’attenzione dei ragazzi, ancora molto giovani, su questi temi e il loro coinvolgimento nel formulare domande, anche con riferimento alla realtà quotidiana della loro città. Ignition model x tomix 1/43 T-IG 4309 Cedric seama type II-S verde,.

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Il progetto EPICURO è un progetto della durata di due anni e finanziato dalla Direzione Generale per la Protezione Civile e le operazioni di Auto Umanitario Europee, con lo scopo di promuovere la condivisione di buone pratiche di resilienza urbana e adattamento ai cambiamenti climatici, implementate a livello internazionale, europeo e locale. In seno all’attività C2 – Local training, si è svolta a Vicenza, nel salone centrale di Palazzo Cordellina, una sessione pubblica di formazione ed informazione sulla resilienza urbana rivolta in particolare alle pubbliche amministrazioni del territorio e alle città partecipanti al progetto. Ho contribuito all’incontro come relatore, condividendo lo scambio di esperienze e testimonianze con Piero Pellizzaro, responsabile delle politiche ed iniziative di resilienza urbana presso il Comune di Milano, in particolare in qualità di Chef Resilience Officer del progetto 100 resilient cities, della Rockfeller Foundation. Con il mio intervento :Nuovo 1/18 BBR Ferrari SF70H 2017 GP Monaco F1 diecast car model 7 Kimi 2nd Place,Ho voluto in particolare definire il rapporto tra resilienza urbana e politiche di sostenibilità e tra resilienza ed analisi e gestione tradizionale del rischio. Le misure di adattamento ai cambiamenti climatici non possono prescindere dal contesto esistente del tessuto urbano in cui vengono introdotte, potendo essere anche peggiorative se non precedute dalla valutazione della situazione esistente, in termini di vulnerabilità fisica, sociale e di governance. L’obiettivo di fondo è aumentare la capacità della città di crescere e svilupparsi nel cambiamento, affrontando e recuperando velocemente dagli eventi distruttivi e cogliendo le opportunità di crescita e miglioramento, quando esse si possono manifestare.

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Pubblico anche nel mio sito, l’articolo che ho scritto per la rivista on line INGENIO e la GAZZETTA di Ingenio dello scorso mese di Marzo. Contiene alcuni punti chiave della mia visione su come solo attraverso il miglioramento della resilienza urbana, sia possibile perseguire uno sviluppo sostenibile nel tempo.

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Mi è data la possibilità di scrivere questo articolo, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro “resilienza” in seno al Green Building Council Italia. Circa due anni fa, GBC Italia ha costituito uno specifico comitato di prodotto, con lo scopo di far nascere un protocollo che rispondesse al tema impellente della riqualificazione degli edifici esistenti, con particolare riferimento ai “Condomini” a destinazione residenziale. A supporto di questa azione è nato il gruppo di lavoro “resilienza”, affiancandosi così ai gruppi già presenti in GBC Italia.  Questi approfondiscono e sviluppano le aree tematiche specifiche dei protocolli di matrice LEED®, quali la sostenibilità del sito, la sua localizzazione in funzione della mobilità associata, l’uso e la gestione dell’energia, l’uso e la gestione dell’acqua, l’utilizzo dei materiali e delle risorse, la qualità ambientale interna, l’innovazione del processo edilizio. A testimonianza del lavoro che hanno già svolto, non vi è solo l’introduzione e l’adattamento dei protocolli LEED® in Italia a partire dal 2008, ma la nascita e lo sviluppo di protocolli a marchio GBC, come GBC HOME® (per gli edifici residenziali), GBC Quartieri® (aree di espansione o rigenerazione), GBC Historic Building® (specifico per edifici con valenza storica).

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Il protocollo “Condomini” di GBC Italia, ora nella sua fase finale di validazione da parte del Comitato tecnico scientifico, vuole proporsi come strumento di qualità che guida il team di progetto nella riqualificazione e successiva gestione sostenibile del Condominio esistente.

Il contributo, che il gruppo di lavoro “resilienza” porta all’interno di questo progetto, nasce innanzitutto dal bagaglio di conoscenze ed esperienze di attività professionale di chi proviene dall’area tecnica dell’ingegneria civile ed in particolare strutturale. Nella sua azione di individuazione, analisi e riduzione del “rischio”, ha però avuto significative esperienze di commistione con le conseguenze degli impatti ambientali, determinati dall’attività umana, con particolare riferimento a quella industriale.

Osservando l’approccio alla riqualificazione sostenibile dell’edificio esistente quello che emerge subito è la quasi totale assenza di misure specifiche “green”, soppesate anche secondo i criteri di riduzione e gestione del rischio, propri dell’ingegneria civile e strutturale. Cercando di trovarne ragione nel confronto con altri colleghi (nel senso di LEED® AP, ma usualmente architetti o ingegneri appartenenti all’ ambito impiantistico/energetico) le risposte ricevute spaziano dalla più generica e frequente affermazione che i Franklin Mint 1/24 1980 Corvette L82 FM 2004 Diecast Club Ltd Ed. 2330 of 9900,, ad altre che, in maniera forse più comprensibile per chi conosce la struttura dei protocolli “green building”, risolvono la questione rimandando ai requisiti minimi per l certificazione e quindi al rispetto implicito dei codici strutturali. Non ritengo queste risposte esaurienti e soddisfacenti: si aggrappano ancora alla definizione di sostenibilità o, meglio, di sviluppo sostenibile derivante dal lavoro della Commissione Bruntland delle Nazioni Unite del 1987. Asseriva: “Sviluppo che soddisfa le necessità del presente, senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni”.

Fin a partire dai primi anni ’90, la nascita e l’evoluzione dei protocolli di sostenibilità “green building” hanno basato la propria azione definendo obiettivi, strumenti e misure “green” proprio con lo scopo di perseguire quel principio. Nel corso di più di 25 anni, i protocolli di sostenibilità hanno avuto progressive evoluzioni, alzando il livello dei parametri richiesti e dimostrando il raggiungimento di obiettivi misurabili in termini : di ottimizzazione del processo di progettazione dell’intervento edilizio; di minore uso delle risorse e di materiali, acqua, energia; di evoluzione e razionalizzazione impiantistica; di miglioramento della qualità ambientale interna dell’edificio e quindi della salute dei suoi occupanti. I risultati raggiunti, nei casi ove applicati, sono evidenti. Con una visione più generale, tuttavia, non possiamo certo dire che oggi l’obiettivo di fondo di una completa trasformazione del mercato edilizio, secondo quei principi “green” di sviluppo sostenibile, possa dirsi raggiunto. Anzi, negli ultimi anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno reso evidente, anche ai non tecnici, come l’applicazione di quelle misure “green” non sono sufficienti. Non lo sono perché gli effetti dei cambiamenti climatici, piuttosto che di altri eventi/pericoli naturali o generati dall’uomo, non hanno fatto e non fanno distinzione tra edifici “green” o non “green”. Urge lo studio, l’introduzione e la contemporanea applicazione di misure di adattamento alle diverse condizioni che determinano tali effetti.

La stessa O.N.U., nel processo che ha poi portato alla definizione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ha decisamente modificato la definizione di quest’ultimo, della Commissione Bruntland. Di fatto in occasione dell’incontro del Comitato preparatorio alla terza conferenza delle Nazioni Unite sulla Riduzione del Rischio di disastri, a Ginevra nel 2014, si afferma “…the sustainability of development depends on its ability to prevent new risks and the reduction of existing risk…”. La sostenibilità dello sviluppo dipende dalla sua abilità di prevenire nuovi rischi e dalla riduzione di quelli esistenti.

Di conseguenza, il protocollo di “sostenibilità” non può perseguire i principi ideali senza confrontarsi con la realtà esistente e quindi anche con le vulnerabilità che possono minarne il loro raggiungimento e mantenimento nel tempo. Con questo obiettivo nel protocollo “Condomini”, il contributo del gruppo di lavoro “resilienza” consiste proprio nell’offrire gli strumenti al team di progetto, per sviluppare un percorso di indagine e conoscenza preliminare dell’edificio. Esso permette di individuare pericoli e vulnerabilità, elementi base del processo di valutazione e riduzione del rischio. Tra questi, valutati come prerequisiti, è inserita anche la classificazione sismica dell’edificio, secondo i disposti del D.M. n.58 del 28.02.2017. Ciò è significativo, perché avviene indipendentemente dall’entità della ristrutturazione/riqualificazione e quindi dai casi per cui la stessa è obbligo di legge. Sono inoltre individuate come crediti, a scelta del team di progetto, misure che affrontano il tema della riduzione del rischio sismico, idrogeologico e del rischio incendio. Sono state scelti questi tre ambiti, in quanto significativi dal punto di vista dell’incidenza dei percoli ad essi correlati nel contesto territoriale italiano. L’analisi preliminare permette anche di individuare altre aree su cui potere sviluppare poi misure di adeguamento/miglioramento, premiate nell’ambito dei crediti dell’area innovazione di progetto.

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Ritengo molto importante e significativo fare incontrare azione di riduzione e gestione del rischio e misure “green” nello stesso protocollo che guida la riqualificazione “sostenibile” dell’edificio. Esso è preludio ad una successiva fase di valutazione, in chiave di sicurezza e riduzione del rischio, delle misure “green” che già tradizionalmente sono presenti nei protocolli di sostenibilità. In questo modo la misura o l’azione di sostenibilità diventa effettivamente tale, perché racchiude in sé anche la capacità di affrontare e superare eventi, che interesseranno l’edificio nel suo prolungato ciclo di vita.

Per la riqualificazione degli edifici esistenti ci è data un’unica possibilità, che difficilmente può essere rimediata, se non svolta in maniera corretta. Pensare quindi di introdurre misure “green” secondo standard e requisiti superiori a quelli della norma di legge e lasciare tematiche come, per esempio, quelle della sicurezza strutturale antisismica all’obbligo di legge, appare contraddittorio. E’ inoltre maggiormente contraddittorio quando l’edificio su cui si deve intervenire è un edificio esistente che ha già maturato se non superato il proprio ciclo di vita. Infatti esso è stato costruito, molto probabilmente, prima degli “obblighi di legge”, ai quali, la sicurezza dell’edifico e soprattutto dei suoi abitanti, dovrebbe essere demandata.

Ecco allora che la riqualificazione “sostenibile” (nel senso sopra dato…) degli edifici esistenti può solo in questo modo contribuire appieno al processo di rigenerazione della città. Questo è un processo più vasto che coinvolge non solo l’ambiente fisico degli edifici privati e pubblici, delle infrastrutture, della mobilità e delle reti, ma anche quello dei servizi, della informazione e sopra tutti quello della loro governance. Perché rigenerare la città? Non è una scelta, ma una necessità. Nasce dal dovere rispondere ad una semplice domanda: PORSCHE 911 991 Gt3 R 24h Nürburgring 2016 Manthey 911 modello auto 1:18,

Le città rappresentano i sistemi che già oggi pur costituendo solo il 3% della superficie terrestre, pesano per il 65% delle emissioni in atmosfera e attrarranno, nel 2050, il 70% della popolazione mondiale. Questi elementi, abbinati alla piena interconnessione tra i domini fisico, sociale, cognitivo e della informazione, possono rendere più fragili le città, per come fino ad ora concepite. In questo senso, negli ultimi tempi, emerge la necessità di aumentare la capacità del sistema socio-ecologico “città” nel riuscire a continuare a fornire servizi e vivibilità ai propri cittadini, indipendentemente da quali stress esso possa essere sottoposto. In altri termini tale capacità viene riconosciuta alla città come capacità di essere resiliente. E’questa la sfida con la quale singoli cittadini, comunità, i vari stakeholders coinvolti nel processo di rigenerazione, chi ha il potere decisionale, sono chiamati a confrontarsi.

Ecco allora che, in questa chiave, ogni singola decisione e misura presa per riqualificare anche il singolo edificio, con l’ambizione di prolungarne il ciclo di vita e proiettarlo nell’incertezza del cambiamento generale in atto, assume maggiore importanza non solo per chi poi lo abiterà, ma per l’intera città in cui è collocato.

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Di questo termine esistono numerose definizioni ed interpretazioni e spesso la sua applicazione, in campi anche molto diversi tra loro, dal sociale a quello economico ed ancora a quello medico e ingegneristico, determina grande confusione ed in vari casi incomprensioni. Inoltre la sua sempre maggiore diffusione porta anche ad eccessi d’uso e fuorvianti interpretazioni per sostenere ogni possibile argomentazione.

E’ necessario, in qualche modo contestualizzare la definizione del termine resilienza al “sistema” al quale vogliamo riferirci. In questo senso, voglio riferirmi al sistema dell’ambiente costruito, intendendo in principale modo il contesto urbano della città  nelle sue componenti fisiche ( infrastrutture, edifici, quartieri, reti impiantistiche), organizzative ( la gestione delle informazioni e la loro interpretazione ai vari livelli di governance, i servizi resi), sociali ( le comunità e gli individui che sono tra loro connessi).

Il termine resilienza deriva dal latino “resalio” risalire con particolare riferimento alla connotazione del gesto di risalire sulla imbarcazione capovolta dalla forza del mare…. ritroviamo in essa elementi basilari della sua interpretazione, quali :

  • Modellino FERRARI 410 SA BOANO 1956 avorio BBR Models, : “forza del mare”;
  • PORSCHE 911 gt1 test car´96 39627 in 1:18 di ut MEGA RARE , : “ capovolgimento”
  • 1/43 Looksmart Lamborghini Model Gallardo LP570-4 Superleggera, RARE LS370E, : “ mare ed imbarcazione”
  • 1 18 Tyrrell Ford 003 Formula 1 World Champion 1971, sottointeso : “ pescatore, marinaio…”
  • Ignition Models 1/18 Nissan Leopard 3.0 Ultima F31 blu IG1014, : “ risalire”.

Potremmo quindi riferirci alla capacità del sistema di recuperare e ritornare allo stato precedente l’impatto che ha determinato l’evento, in questo caso, drammatico di perdita di equilibrio ( la navigazione dell’imbarcazione…). In realtà numerosi studi e ricerche hanno profondamente evoluto tale definizione di base e per il contesto del sistema al quale ci riferiamo, mi piace riportare quella dell’organizzazione 100 Resilient Cities della Rockefeller Foundation[1], con riferimento proprio alla resilienza urbana :

Genuine originale DINKY 105 TRIUMPH TR2 eccellente Quasi Nuovo Con Scatola Originale, is the capacity of individuals, communities, institutions, businesses, and systems within a city to survive, adapt, and grow no matter what kinds of chronic stresses and acute shocks they experience”.

Questa definizione può essere integrata in maniera più specifica con riferimento alla resilienza ai disastri e condivido in particolare quella della statunitense National Academy of Science ( NAS) che definisce:

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Quindi la resilienza del sistema, definito nei suoi limiti e confini, rappresenta la capacità di prepararsi e pianificare per, assorbire, recuperare da, e con maggiore successo adattarsi alle avverse condizioni.

Per cui se il sistema a cui ci riferiamo è quello sopra definito della “città” nelle sue possibili diverse dimensioni di scala ( area metropolitana, quartiere, comunità e singolo edificio…), capire quanto la città è resiliente ai sempre più frequenti shocks e stress è un prerequisito funzionale a concepire i progetti di trasformazione urbana in maniera realmente sostenibile nel tempo.

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Nasce il mio nuovo sito “Remigio Rancan Urban Resilience – Design & Consulting”. Voglio scrivere del mio lavoro, dei servizi che offro, delle mie esperienze professionali e delle mie ricerche nell’intreccio dei temi che interessano oggi la trasformazione urbana, in un contesto di continuo cambiamento e complessità.

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Classificazione sismica degli edifici esistenti.

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Il documento sulle linee guidaLEXUS lc500 2016 bianca MET Autoart 1:18 aa78846 Model, (è questa la vera novità) con l’Indice di sicurezza ottenuto come rapporto tra la PGA di capacità allo SLV e la PGA di domanda prevista dalla norma sempre allo SLV. In funzione del peggiore di  questi 2 parametri si attribuirà la classe di rischio: sia nello stato di fatto sia nello stato di progetto.Il documento finale è di sole 12 pagine, con l’obiettivo di favorirne l’uso e lasciare ampia libertà tecnica al professionista. Sostanzialmente l’ingegnere incaricato dell’attività deve effettuare una valutazione di sicurezza per lo stato limite di danno (SLD) e per lo stato limite di salvaguardia della vita (SLV), sia nello stato di fatto sia nello stato di progetto, nel rispetto di quanto previsto dalle norme tecniche delle costruzioni.Il professionista potrà quindi effettuare l’analisi di vulnerabilità dell’edificio o comunque dell’unità strutturale ai sensi di quanto previsto dal capitolo 8 delle NTC e della allegata Circolare; ciò va fatto con riferimento alla struttura nello stato di fatto e nello stato di progetto. Con gli stessi principi e le stesse conoscenze richieste per trattare le strutture esistenti secondo le NTC, può, utilizzando la metodologia delle linee guida, individure la classe di rischio pre e post intervento. A seconda degli interventi progettati, si può migliorare la classe dell’edificio.

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